Costruire un linguaggio comune

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Nell’ambito del progetto FRAME – Cornici di futuro è stata avviata una scuola diffusa rivolta ai Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) e neomaggiorenni di Brescia.

L’idea su cui si basa questa azione di progetto è di superare il concetto tradizionale di scuola per connetterla ai servizi già esistenti sul territorio e/o costruirne di nuovi: così vorremmo favorire una maggiore integrazione dei ragazzi e renderli protagonisti attivi del proprio percorso di crescita.

Quindi cosa si fa in una scuola diffusa?

Lezioni di italiano, certo, ma non solo frontali; ci si confronta dentro percorsi di re-framing, vale a dire attività pensate per coinvolgere la comunità attraverso esperienze ricreative, di socializzazione e di integrazione attiva; si parla di relazioni con l’altro/a attraverso laboratori di alfabetizzazione emotiva.

“I minori stranieri non accompagnati sono tra le fasce di popolazione più fragili e meno considerate nel dibattito pubblico. Quando se ne parla vengono rappresentati solo come un problema, degli indesiderati che spesso, se non accompagnati in percorsi di inclusione conducono la propria vita ai margini delle nostre città e dei nostri pensieri.
Cancellarli, renderli invisibili non risolve in alcun modo il problema. Questi ragazzi non sono un’eccedenza, ma giovani e adolescenti con sogni, aspirazioni, visioni e aspettative per un futuro diverso. Le barriere linguistiche, culturali e sociali spesso diventano una gabbia invalicabile per dei minori senza famiglia, amici e reti sociali nel paese di arrivo.”

Laboratori di alfabetizzazione emotiva

Spesso, pur condividendo esperienze e vissuti simili a tutte le persone nel mondo, ci manca un linguaggio comune per riconoscerle, raccontarle e condividerle.

Per delineare un laboratorio di alfabetizzazione emotiva siamo partiti da due considerazioni:

  • i MSNA sono giovani e adolescenti che non hanno ancora definito la propria identità, un compito evolutivo che può diventare complesso senza la presenza di famiglia, scuola, reti sociali.
  • l’incontro tra culture diverse, quella di provenienza e quella di arrivo, se non è accompagnato, può produrre conflitti dentro il minore o tra il minore e il nuovo contesto di vita.

Tra aprile e giugno 2026 abbiamo dato il via alla prima edizione di questi laboratori. Un primo ciclo di 8 incontri, condotti dagli operatori della cooperativa Il Calabrone: uno psicologo del Consultorio Familiare (Manuele) e un educatore (Antonio).

Insieme a ragazzi provenienti da contesti diversi – in particolare dall’Egitto, dal Senegal e dal Gambia – abbiamo parlato di emozioni, identità, comunicazione, affettività e sessualità. La presenza dei mediatori linguistico-culturali è stata fondamentale nel facilitare il dialogo e la comprensione reciproca, rendendo possibile un confronto ricco e significativo sulle diverse rappresentazioni culturali delle relazioni, delle emozioni e dei ruoli di genere.

“Il tema che ha suscitato maggiori resistenze e complessità è stato quello dell’affettività e della sessualità. Proprio per questo, il laboratorio si è configurato come uno spazio protetto di confronto e ascolto reciproco, nel quale è stato possibile far emergere differenze culturali, interrogativi e vissuti personali, promuovendo un dialogo rispettoso orientato alla consapevolezza, alla libertà di scelta e alla cultura del consenso.”

La scelta come strumento di consapevolezza

Durante gli incontri l’obiettivo non è stato quello di trasmettere modelli precostituiti, ma di offrire strumenti, conoscenze e occasioni di confronto che permettessero ai ragazzi di riflettere criticamente sui temi affrontati e di costruire una propria posizione personale.

“La parola chiave che meglio sintetizza questo primo percorso è SCELTA. Il messaggio condiviso è stato che ciascuno può scegliere, orientandosi a partire da informazioni, esperienze e punti di vista differenti.”

Per favorire la partecipazione attiva, il confronto e la riflessione personale, abbiamo sperimentato alcuni strumenti e metodologie per questa prima edizione del laboratorio:

  • a partire dall’individuazione di uno spazio sicuro e accogliente: la costruzione di un setting strutturato e protetto è stata fondamentale per creare un clima di fiducia, favorire il dialogo e consentire ai ragazzi di confrontarsi senza giudizio.
  • Metodologie partecipative e role playing: attraverso attività esperienziali e simulazioni, i ragazzi hanno potuto riflettere sui temi della comunicazione assertiva, passiva e aggressiva, sui limiti e sui confini personali. Ci siamo interrogati sul significato dell’amore, sul prendersi cura dell’altra persona e sulle emozioni che accompagnano le relazioni affettive.
  • Analisi di casi e situazioni concrete: ai ragazzi è stato chiesto di esprimere il proprio punto di vista sulle scelte compiute dai protagonisti delle situazioni presentate, di immaginare come avrebbero agito personalmente e di individuare le emozioni sottese alle diverse decisioni. Questo lavoro ha permesso di stimolare il confronto tra visioni culturali differenti, valorizzando le esperienze individuali e promuovendo una maggiore consapevolezza rispetto ai propri valori e alle proprie modalità relazionali.

Frame è un progetto promosso della Cooperativa Sociale La Vela, in collaborazione con Fondazione della Comunità Bresciana, con il contributo di Fondazione Cariplo. Partner istituzionale è il Comune di Brescia, gli atri enti partner sono Associazione ADL Zavidovici e le Cooperative Il Calabrone, La Rete e K-Pax.